| Il Caso Paralled sembrava chiuso dopo l’ultimo comunicato con cui venivano riportati gli estremi della condanna del Tribunale di Roma emessa in base all'art. 67/powder fat.
Oggi un colpo di scena: gli organizzatori della Scufoneda hanno presentato ricorso alla Corte di Appello di Caverson (territorialmente competente per l’accaduto) ed hanno ottenuto un inasprimento delle pene.
Ciò è stato possibile grazie ad un asso nella manica, che il legale degli Scufons ha tirato fuori in udienza: la testimonianza di un pentito (per garantire l’anonimato si mettono le sole iniziali M. D. detto C.), che ha ricostruito la scabrosa vicenda e si è dissociato (ha già ottenuto una nuova carta di identità, previo taglio dei capelli, ed è in corso il suo trasferimento in località segreta).
Sulla base delle nuove prove i giudici hanno stabilito un aumento delle pene:
-al doppiogiochista Chiocchetti Gianluigi detto Tin, oltre ai 3 anni a casa con la famiglia, è stato aggiunto il divieto di uscire per buttare la spazzatura (l’ultima volta era rientrato dopo un mese, dopo essere stato ritrovato in un pub di S. Martino dal soccorso alpino) e l’obbligo di frequentare un corso sulle valanghe con istruttore il Big Bander;
-al guastatore Dellantonio Marco detto Bander è stato riconsegnato il filo spinato, rinvenuto nel villaggio Scufons, con ordine di avvolgere con esso il suo trapano; resta valido l’ordine di riprendere al più presto l'attività sessuale con la moglie, che sembra non voler presentare ulteriore ricorso sulla questione filo spinato (“non mi oppongo, almeno sento qualcosa” ha detto ai giudici);
-al taroccatore Martinello Stefano detto Nano, in aggiunta all’obbligo di insegnare per 2 anni dalla concorrenza, è stata prevista la sua sostituzione come Vice Direttore della scuola sci con Marco Fiorini, cui consegnerà le sue divise entro 24 ore (alla sua risposta “tanto ho quella di paralled”, i giudici hanno inasprito ulteriormente la pena, obbligando ad aggiungere la scritta “I am not a Scufons, I am a football player”);
-infine, per il caso più grave, quello di Deville Fabrizio detto Lattanzio, è stata riconosciuta l’aggravante di essere stato l’ideatore del reato e alla già inflitta condanna a 3 anni di telemark per lui, freerider rigido, è stato aggiunto che per i tre anni dovrà sciare telemark vestendo ad uno ad uno i 27 completi Peak ordinati ad inizio Scufoneda, per i quali è già stato dato l’ordine di marchiarli Paralled, anziché Scufons.
Nel corso del processo inoltre al Deville è stata contestata la sua assenza durante la Scufoneda in tutte le discese in canalini e powder, in cui poteva dimostrare di essere un freerider degno di Paralled (alla risposta “sono un freerider perché in negozio ho visto tanti video di Paralled”, i giudici esasperati hanno inflitto l’obbligo di partecipare alla gara di freeride del Monterosa in coppia con il Chum e il divieto di utilizzare la scritta “No ride, no life”). Per l’organizzazione del Perizoma party è stato accolto il ricorso Scufons, avendo essi già venduto i diritti dell’evento e di Ana Paula per i prossimi due anni (sarà consentito al Lattanzio di vendere perizomi Scufons nel suo negozio).
Assolte invece le guide alpine e gli americani Mark & Eben, in quanto si sono limitati a partecipare alla cena organizzativa a casa del condannato Deville senza poi partecipare attivamente all’evento e soprattutto perché durante la settimana non si sono mai tirati indietro di fronte alle più impegnative discese.
Ribaltata la condanna per Seth Morrison assolto per la sua mancata presenza, in quanto ha affermato “se mi avessero chiamato, sarei venuto”;
I condannati si sono comunque in parte salvati perché se il fiume di birre non avesse loro impedito di montare il secondo campo base sul percorso della gara di Freeride, le condanne sarebbero state certamente più pesanti.
Parola di Scufons!
(Le foto dei condannati - Agenzia Stampa FreeSnow)
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